La piazza del Mercato
Dirò della gran piazza del Mercato
Dove tutti vi vanno
La settimana ogni anno
Due volte sempre, chi per lo suo affare
E chi per tempo a vendere o comprare.
Ivi tiensi apparato
Il grano, e l'orgio e tutto il miglio
insieme
Né molto indi distante
I ceciri, i fasoli, e fave frante.
Così gran quantità d'ogni altro seme
Ch'à seminar convien prato, e lupini
Con quanto è di bisogno à quei giardini;
Cento carri di vini
L'un dopo l'altro in ordinanza posti
Carrichi di suoi fosti
Colà vedrete, e qua cento facchini
Con i barrili in spalla, ad aspettare
S'alcun vuol comperare
Apposta sempre, sol per guadagnare.
Più innanzi havete i lini,
Bianchi, forti e maturi
Mà più, che il ferro duri,
Come gli vuole il mio napoletano
Tale un lago chiamato
Ch'imbianca il lino e non lo fa salato.
Qui porci, asini, capre, agnelli, e bovi
In infinita quantità vedreste
Qui cento e mille ceste
Donna mia tu ritrovi
Cento sporte e panari
Di frutti e tutti rari
E mela, e pere, e là mille sportoni
D'uva, persiche, fichi e di meloni.
All'altra parte poi cento montoni
Di noci e di nocelle
Castagne verdi, secche emondarelle;
Qua giumenti e cavalli
E là galline, et oche, anatre e galli.
Cento tende parate
Donne mie ritrovate
Havreste voi per vestir famiglia
E qui l'olive e la buona caniglia
Molte tele vedreste
Se comprar le vorreste
Bianche, brunette e forti
Di cinquecento sorti
Come certe altre ch'han le villanelle
Chiamate cetranelle
Che fanno invidia à quelle in fede mia,
De la cava, ò di santa Patricia
Di più sarian da lor begli occhi visti
Trecento semplicisti
Voglio dir non dui soli
Di quei nostri herbaioli
Da cui prendon sovente i spetiali
L'herbe atte à i servitali
E semplici con fior più d'una sorte
Con cui fan spesso resistenza à morte.
DEL TUFO