Piazza Mercato
Bartolomeo Capasso così descrive l'aspetto della Piazza nel Seicento:
"Aveva l'estensione di 12 moggia e quarte due dell'antica misura
napoletana. Lungo la linea dei fabbricati girava intorno una via, che dalle
selce vesuviane, ond'era costruita, veniva volgarmente chiamata l'inselicato. Il
resto della piazza era semplicemente in terreno battuto, ed era in molte parti
sozzo, dove da piccoli panetti d'acqua, dove da pozzanghere e da mucchi di
lordure, in cui a loro volta s'avvoltolavano i porci in gran numero, che allora
potevano impunemente vagare per la città. (...) Chi allora si affacciava in
sulla faccia del Mercato vedeva tosto scorgere quasi in mezzo di essa una trave
con la corda per i minori reati, non che un talamo fisso ed una forca
stabilmente eretta pel supplizio dei nobili e degl'ignobili colpevoli di più
grandi delitti. La piazza si vedeva allora in buona parte ingombra da molte
baracche di legno, ove pure esercitavansi le piccole arti ed il minuto commercio
delle cibaie e di altre cose commestibili, ed ove, sia per custodia delle loro
merci, sia per non avere più comodo abituro, dimoravano puranche moltissimi del
popolo che a quei mestieri intendevano". Nella piazza disponevano i loro
banchi anche i venditori ambulanti della frutta, i salamari o ortolani; spesso
venivano eretti "palchi per i cerretani ed i saltimbanchi, ove si facevano
balli, salti, forze d'Ercole, mattacini e commedie, le quali con la loro
rozzezza e coi modi satirici ed osceni ricordavano le antiche favole
Atellane". Intorno alla piazza una piramide di vicoli: quelli del quartiere
Conceria, regno delle corporazioni dei Conciapelli; il lato settentrionale con
vicoli, vicoletti e fondachi. "Chiudeva la piazza dal lato di Oriente
un'isola di case del Vico Rotto e del Pero fin dove terminata la strada del
Lavinaio dinnanzi la Chiesa del Carmine. E qui, poco dopo il vicolo, stavano gli
uffici dell'arredamento (imposte dirette) di piazza maggiore".
(CAPASSO B., Masaniello, op. cit.)