3. Dall'Ottocento a oggi

Nel primo Ottocento ebbe una certa rilevanza il fatto che la Piazza si trovasse sull'asse della Ferrovia Napoli-Portici: la stazione principale venne difatti ubicata proprio all'esterno del quartiere del Carmine. Nel contempo gli urbanisti, prestando attenzione agli attraversamenti veloci della città da est ad ovest, avanzarono le prime proposte di sventramento del tessuto urbano preesistente. L'esigenza progettuale di razionalizzare l'intera area portuale non sempre ebbe, però, esiti concreti e positivi, tanto che, nonostante gli interventi del Risanamento, a fine Ottocento, e in particolare in occasione della epidemia di colera del 1884, ancora si lamentava quel degrado della zona, che aggravandosi ancor di più, è giunto fino ad oggi.

Nonostante l'abbondanza di propositi declamati, va anzi detto che molte realizzazioni concrete del Novecento si sono rivelate frutto di progetti di basso livello, come si evince, nel periodo dell'Amministrazione Lauro, dagli interventi del costruttore Ottieri, che, all'inizio degli anni Sessanta, ha costruito quel grande edificio-casermone che, oltre a chiudere il lato meridionale della Piazza, ha contribuito, a causa della pessima qualità progettuale e delle rifiniture inferiori ai peggiori standards dell'edilizia popolare, a dequalificare ulteriormente il Largo del Mercato. In tale ottica, proprio la nostra epoca è stata quella che ha lasciato i segni più nefasti sul territorio, soprattutto sconvolgendo la continuità tra Piazza Mercato e il Largo del Carmine, che nell'iconografia cittadina avevano sempre rappresentato un tutto inscindibile. A tale incongruenza intendono porre rimedio le recenti e ben più valide riprogettazioni globali della Piazza, tutte tese, pur nella diversità degli aspetti funzionali e stilistici, a restituirle il ruolo e la dignità che le spettano nella storia e nell'impianto urbanistico di Napoli.