1. Dalle origini al 1300
La zona che intercorre tra Napoli e il mare, o per meglio dire, tra la città greco-romana e l'attuale zona portuale, fino alla dominazione normanno-sveva fu sede solo occasionale di insediamenti residenziali e religiosi. L'area, in massima parte paludosa, tanto da essere detta Palus neapolitana, fu recintata in epoca normanna, assumendo il nome di Moricinum sive Mercatum, per il fatto di essere battuta e frequentata da mercanti di ogni sorta, genericamente chiamati "mori".
La prima data fondamentale è quella del 639, allorché alcuni monaci Carmelitani si insediarono ai margini del Campo Morocino costruendoci una chiesetta in cui esporre una tavola della Vergine Maria, detta Madonna del Carmelo, ritenuta opera dell'evangelista S. Luca.
Solo molti secoli dopo, durante la prima metà del 1200, furono edificati importanti complessi religiosi: quello dell'Ospizio di S. Giovanni a Mare e quello di S. Eligio. Fu comunque con la denominazione angioina e con il nuovo ruolo di capitale assunto da Napoli che lo spiazzale ottenne il riconoscimento di "mercato ufficiale", decretato da Carlo I d'Angiò; i quartieri del Porto e del Pendino si svilupparono proprio in seno alla funzione mercantile assunta dalla parte orientale della città.
Nella mattina del 26 agosto 1269 sulla piazza, ormai detta "del
Mercato", venne decapitato Corradino di Svevia; il famosissimo episodio
ebbe notevoli ripercussioni e condizionò il futuro stesso del luogo, non solo
perché esso divenne da allora in poi il luogo privilegiato delle esecuzioni
capitali, ma anche perché l'ingente somma di denaro che Elisabetta di Baviera,
madre di Corradino, aveva portato a Carlo I, cercando invano di riscattare il
figlio, fu donata ai Carmelitani, affinché costruissero un degno luogo di
culto, dove tumulare il corpo dello sfortunato principe tedesco. Fu così che la
storia di Piazza Mercato si congiunse strettamente a quella della Chiesa del
Carmine, la cui costruzione fu portata a compimento tra il 1286 ed il 1300.