3.  Le altre giornate della Rivolta

È con l'8 luglio che Masaniello si pone definitivamente alla testa della Rivolta. Il Viceré, cui viene richiesto il ripristino del cosiddetto "privilegio di Carlo V", pensa di risolvere la questione affidando al duca di Maddaloni il compito di portare in piazza un documento da lui firmato, in cui promette la concessione del suddetto privilegio.

Masaniello non solo non si lascia gabbare ma, inferocito contro il Maddaloni, guida l'assalto popolare proprio contro la casa del duca, facendola devastare e saccheggiare. Il popolo resta soggiogato dalla capacità di comando e di organizzazione di Masaniello, che nella medesima giornata si arroga già l'autorità di emanare editti di apertura delle carceri e di ordinare gli incendi delle abitazioni di quanti egli stesso, in un'apposita lista di proscrizione, ha definito nemici del popolo.

Il giorno successivo, Masaniello rafforza l'organizzazione militare e civile e riesce a far prigionieri 500 soldati alemanni chiamati dal Viceré. Va chiarito che i propositi dei rivoltosi non tendono mai all'abbattimento del dominio spagnolo perché la fedeltà al re di Spagna è più volte ribadita: essi intendono combattere i soprusi fiscali e pretendono che il Viceré offra concrete garanzie in merito. In tale contesto, il duca d'Arcos tende, da un lato, a rabbonire la folla tumultuante, dall'altro non rinunzia ad approntare opportune difese in caso di ulteriore degenerazione della sollevazione popolare, mentre il duca di Maddaloni e suo fratello Giuseppe Carafa, aiutati dal proprio scagnozzo Perrone, ordiscono una congiura per uccidere Masaniello. Una delazione sventa il complotto: il duca di Maddaloni si salva con la fuga, ma il Carafa viene preso e subito trucidato. È il 10 luglio; solo tre giorni sono passati dall'inizio della rivolta e Masaniello comprende che deve prendere opportune misure per scoprire altri possibili attentatori e per impedire colpi di mano anti-popolari.

Nel contempo il cardinale Filomarino offre la propria opera per concordare tra il Viceré e il popolo una tregua definitiva; Genoino, dal canto suo, lavora alla stesura dei Capitoli, cioè di un documento che sintetizzi le richieste popolari e soppianti il fantomatico "privilegio" di Carlo V. È in quest'ambito che maturano due eventi significativi. L'11 luglio Masaniello viene ricevuto con tutti gli onori dal Viceré, che vuole conoscerlo per coglierne meglio i tratti della personalità ed individuare gli eventuali punti deboli su cui far leva per mettere in crisi la sua autorità. Le blandizie del Viceré - come rilevano i cronisti - risultano "fatali" per Masaniello, che in questo incontro è costretto a misurarsi con se stesso, con la propria rapidissima ascesa, con le proprie forze messe a dura prova.

A detta di alcuni Masaniello, oppresso e affaticato, cade tramortito, svenendo ai piedi del duca d'Arcos; altri lo ricordano nell'atto di ricusare, ma poi di accettare la grande collana d'oro che il Viceré gli dona, mettendogliela al collo; altri infine lo tratteggiano smarrito tra orgoglio e paura e paventano l'ipotesi, mai avvalorata, di una bevanda drogata che il Viceré gli avrebbe offerto.

L'altro evento fondamentale avvenne il 13 luglio, allorché nel Duomo i Capitoli, redatti da Genoino, vengono letti dal cardinale Filomarino e giurati dal Viceré in persona alla presenza di Masaniello e di un'enorme folla giunta dall'intera città.

I Capitoli constano di 23 articoli, che rappresentano il connubio tra le istanze "borghesi" del Genoino e le rivendicazioni popolari. In essi si richiede difatti la parità di potere nell'Amministrazione cittadina tra nobiltà e popolo, l'abolizione di tutti i dazi imposti dopo Carlo V, l'indulto generale per i fatti accaduti, la nomina di un "Grassiere" napoletano e non spagnolo, scelto dal popolo e dai nobili, la liberazione immediata dei carcerati, non appena scontata la pena, ed infine la possibilità data al popolo di riarmarsi e ribellarsi qualora i Capitoli vengano disattesi, senza incorrere per questo nell'accusa di ribellione.

Il giuramento dei Capitoli è un atto che sembra pacificare le tensioni, ma non è così. Un nuovo scenario si presenta proprio nei giorni tra il 13 e il 16 luglio: la follia di Masaniello e tutto ciò che essa ha comportato fino alla sua uccisione.