1. Fatti e antefatti del 7 luglio 1647
Nel corso del Seicento, tra le tante gabelle che gravavano sui generi alimentari, quella sulla frutta è di certo la più avversata dal popolo, per il quale la frutta costituisce, specie d'estate, il maggior sostenimento.

Essa viene inizialmente introdotta nel 1601 dal Viceré Giovanni Alfonso d'Herrera, conte di Benavente, ma revocata dieci anni dopo dal Viceré Pietro Giron, duca d'Ossuna che, intende ergersi a protettore del popolo. Inutilmente cerca di ripristinarla uno dei suoi successori, il Cardinale Antonio Zapata: la carestia del 1621, infatti, ha creato tanto malcontento tra la folla che una mattina del 1622 molti popolani lanciano pietre al passaggio della carrozza vicereale. I trecento arresti e le dieci condanne a morte che ne conseguono non servono certo a placare gli animi.
L'aumento della miseria, dovuto al protrarsi della Guerra dei Trent'anni, e il deprezzamento della moneta, il cui valore è sempre più nominale, ma non effettivo, creano quel clima di "saturazione" destinato a manifestarsi pienamente del 1647. È significativo che in tale contesto esplosivo il Viceré Enriquez de Cobrera decida volontariamente di rinunciare alla sua carica, non volendosi accollare la responsabilità di nuove imposte, che la Corona richiede. Gli succede Rodrigo Ponce de Leon, duca d'Arcos , che non è certo travagliato dagli scrupoli del predecessore e che, ciecamente obbediente agli ordini reali, il 3 gennaio 1647 ripristina una serie di imposte, tra cui l'annosa gabella sulla frutta.
Questi gli antefatti più importanti dell'esplosione rivoluzionaria del 7 luglio. Le cronache riferscono quanto, prima di questa data, preannuncia quel che sta per accadere: Masaniello si incontra all'osteria della Bufala con un folto gruppo di giovani e discute con loro sulle possibilità di un'azione dimostrativa contro la gabella sulla frutta, da effettuarsi il 16 luglio, durante la festività della Madonna del Carmine, approfittando della gran massa di folla che vi si riunisce per la festività. Masaniello è descritto anche nell'atto di prendere accordi con alcuni frati del Convento del Carmine, che si incaricano di raccogliere denaro per la causa. Sappiamo pure che ha già incontrato il Genoino, che, dal canto suo ha trovato appoggi negli ambienti borghesi delle professioni civili.
Un peso notevole esercitano anche i già citati rapporti di parentela di Masaniello che, attraverso il cognato Girolamo Donnarumma, salumiere e fruttivendolo, e attraverso l'altro cognato Maso Cassese, di professione "vaticale", cioè trasportatore di merci, può legare ed attirare ai motivi della protesta le due principali categorie che esercitano il loro mestiere a Piazza Mercato.
La tensione è tale che la rivolta scoppia una settimana prima del previsto, prendendo a pretesto la questione se la gabella debba essere pagata dai trasportatori o dai fruttaioli, ma per ribadire in realtà che non deve essere pagata da nessuno.
L'arrivo delle guardie e dell'odiato Eletto del Popolo Andrea Naclerio non appiana, ma acuisce il malcontento, mentre una gran frotta di ragazzi scalzi, chiamata la "Compagnia degli Alarbi", opportunamente addestrata dallo stesso Masaniello, emette urla e grida cadenzate ed incalzanti, che sono un incitamento alla ribellione.
La frutta viene gettata a terra o addosso agli sbirri: è il segnale definitivo che dà l'avvio alla sollevazione .
Per prima cosa si bruciano i tavoli, le sedie e i registri dell'ufficio del dazio. Al grido di Viva il Re, muora il Malgoverno, tra saccheggi e manomissioni, la massa giunge al palazzo del Viceré; il duca d'Arcos, che nel frattempo ha temporeggiato, si salva rifugiandosi nel Convento di San Luigi. Ma l'assalto continua alle carceri, al Palazzo del Municipio e al Tribunale di San Lorenzo.
La giornata, come pure parte della notte, è impiegata dai rivoltosi appiccando incendi alle case sia di borghesi affaristi e disonesti, sia di amministratori corrotti. Il Donzelli, nella sua lucida cronaca intitolata Partenope liberata, ci fornisce un lungo e descrittivo elenco di questi "abbruciamenti", la cui vittima più illustre fu proprio l'Eletto del Popolo Andrea Naclerio.
La fine della prima giornata di lotta non vede comunque l'emergere di un solo capo. In realtà, ogni Ottina, cioè ogni circoscrizione in cui la città è divisa, ha un suo capo, un suo capitano. Al di sopra di tutti non emerge ancora la personalità di Masaniello, ma quella di altri, quali Peppe Palumbo e Domenico Perrone. Al tempo stesso, nel Convento del Carmine, si è radunata la "reggia dei popolari", capeggiata dal giurista Giulio Genoino e destinata a guidare, pur restando dietro le quinte, molti degli eventi successivi.