2. La personalità e il mito

Quanto appena detto rappresenta ciò che di sicuro sappiamo sugli anni precedenti i fatti del 1647, così come è attestato che, nei giorni immediatamente prima del 7 luglio, Masaniello, intenzionato ormai a preparare la sollevazione, entra in contatto con una vasta gamma di personaggi di varia estrazione. Il fatto che tra tali contatti emerga quello col giurista Giulio Genoino induce alla riflessione, evidenziata dallo storico Borrelli, che, se è vero che Masaniello fu analfabeta, è altrettanto ed ancor più vero che tale dato non può essere assunto come volgarmente dispregiativo, come indicativo, cioè, di una sorta di "primitività" quasi selvaggia, che secondo certa storiografia avrebbe caratterizzato il Capopopolo. Bisogna invece tenere in conto che - come appunto rileva il Borrelli - la frequentazione che Masaniello ha degli ambienti più disparati, compresi quelli borghesi sorretti da una precisa ideologia progettuale, lo dispone a rendersi sempre più cosciente della sua incultura, predisponendolo alla recezione dei fattori razionali di analisi del reale.

Se Masaniello fosse davvero ottusamente ignorante, come potrebbe Giulio Genoino "nel giro di qualche giorno sradicare ottusità preconcette dalla mente di un rozzo analfabeta " e fargli comprendere l'importanza di una riprogettazione politico-amministrativa (quella che sarà delineata nei Capitoli), tanto da poterne discutere col Viceré? Ancora una volta la storiografia di parte ha travisato o forse ha letto riduttivamente la fisionomia del personaggio, ferma restando la precisazione che "mente" della rivolta è Genoino, ma che Masaniello è riuscito a recepirne le indicazioni e che proprio quando se ne è allontanato, è diventato un personaggio troppo scomodo in quanto sfuggito al controllo e, come tale, da eliminare.

Analizzeremo in seguito i dieci giorni della rivolta, culminanti nella cosiddetta "follia" di Masaniello e nella congiura che lo porta alla morte. Per ora vale la pena richiamare quella che Masaniello proclamò essere la gerarchia di valori a cui egli stesso e il "suo" popolo avrebbero dovuto sempre attenersi. Storici e cronisti, come il Giraffi e l'Avogadro, riferiscono, al proposito, un famoso discorso, in cui il Capopopolo enumera, nell'ordine, quelli che considera i suoi "padroni": Dio, la Madonna, il re Filippo IV di Spagna, il Cardinale Filomarino, il Viceré duca d'Arcos. Oltre l'obbedienza indiscussa ai fondamenti della religione tradizionale, tale gerarchia evidenzia l'altrettanto indiscussa fedeltà alla Corona spagnola, ma il tratto veramente significativo è che il Cardinale Filomarino, amato dal popolo e valido interlocutore di Masaniello durante tutta la rivolta, preceda il Viceré, cui evidentemente Masaniello assegna l'ultimo posto, vedendo in lui il maggiore responsabile del malgoverno e quasi prevedendo il tradimento vicereale, cui è principalmente imputabile il suo destino di morte.

Di certo il 16 luglio 1647 si conclude la vicenda umana di Masaniello, ma comincia subito, proprio all'indomani della sua uccisione, ben altra vicenda, quella interpretativa e mitica, sempre connotata da motivazioni ideologiche, che richiederebbero un continuo e circostanziato confronto con la realtà dei fatti e con i loro risvolti, altrettanto reali.

Resta comunque indiscussa tanto l'incidenza di Masaniello sull'immaginario popolare, quanto la conseguente paura che i vari governi meridionali hanno nutrito verso i "figli di Masaniello". Né è da sottovalutare che i rivoluzionari della Repubblica Napoletana del 1799, tanto lontani da lui per ideologia e per intendimenti, non ne abbiano mai pubblicamente disprezzato l'operato. Ed è altrettanto significativo che la tomba ed i suoi resti, ricomposti nella Chiesa del Carmine, furono fatti espiantare e disperdere per volontà del re Ferdinando IV nel 1799, dopo la repressione dell'azione rivoluzionaria: evidentemente finanche il suo sepolcro faceva ancora paura ai governanti.

Al giorno d'oggi la città di Napoli ha dedicato al nome di Masaniello lo spiazzale prospiciente Via Marina, a ridosso del moderno caseggiato di Palazzo Ottieri, che lo divide dalla retrostante Piazza Mercato. Tutti i nuovi progetti urbanistici prevedono la creazione di un unico spazio che inglobi sia Piazza Mercato, sia Piazza Masaniello, forse a ribadire l'urgenza di quella "Piazza del Popolo", che Masaniello aveva auspicato.