CONSIDERAZIONI SULLA POESIA

di Antonio Lotierzo
(Preside dell’Istituto Magistrale "T. Campanella" di Napoli)

Considero la poesia una formale ermeneutica della vita.

Formale perché l’ordito costituisce la modalità con cui il poeta esegue l’ispirazione, lo stile che sostanzia la comunicazione, la tessitura di richiami fonici o di accenti attraverso cui il poeta esprime la parola.

Nel verso, libero o rimato, la parola poetica unisce voce e vocazione a parlare, spezza il silenzio dell’Essere e restituisce un epifanico ritmo per l’esistenza. La poesia, espressiva coincidenza d’opposti, è la risultante ordinata degli squilibri intellettivi ed affettivi di un parlante. Come riesca, a volte, in questa impresa il poeta stesso non sa a pieno ma, in questa inconsapevole scienza, si materializza la magia della poesia, quando rilucono i diamanti espressi. Ermeneutica del mondo umano, sottile interpretazione che una mente opera aspetti riflessi, emozionali e relazionali in cui incorre, la poesia è l’esposizione di un mondo, reale o fantastico.

Il lettore (spesso, a non poco prezzo) può compiere un percorso conoscitivo di quel mondo, che la poesia mantiene illuminato e fermo in una struttura formale (o può ignorarlo, a non poco prezzo).

Ermeneutica della vita è la poesia, perché il linguaggio espone, in questo suo piano, l’esperienza ma sottoponendola a filtri e deformazioni che costituiscono altrettante espressioni di senso. Attraverso l’ermeneutica il poeta presenta la sua verità (che non è religiosa né giuridica) come processo di tensione nel linguaggio, ove, infatti, si compie e cucina la discordia fra illuminazione e nascondimento.

Il linguaggio è la "porta della Luce"; evocando gli enti li fa comparire davanti al nostro sguardo. Il lettore si avvia alla comprensione meditando le figure dell’opera e, interpretando, nei limiti concessi, allinea materiale per la comprensione, elimina i veli del nascondimento, si apre alla chiarezza della radura conquistata dopo la selva.

La dialettica è la continua tensione fra un Dio nascosto e un Dio incarnato. Il poeta, componendo, ha assicurato la vita al suo mondo, ha rivelato la sua conoscenza dell’essere, un’agnizione parziale ma compiuta. Ogni poeta ha il suo linguaggio; in quel linguaggio si può ascoltare il suo mondo, la modalità del suo essere uomo.

Il linguaggio poetico richiede lettura ed interpretazione. Noi leggiamo di continuo le poesie che amiamo. Noi interpretiamo di nuovo ogni poesia, ricostruendo la forza creativa e comunicativa che troviamo viva ed espressa, come cosa e figura, nelle produzioni che riteniamo esemplari o significative e di cui sviluppiamo le implicazioni culturali.

La poesia appare come scon-volgimento, volgimento dentro noi stessi della realtà, epifania dei conflitti interiori che segnano la nostra crescita. Anche quando si apre a testimoniare i conflitti sociali o di classe, la poesia è percezione interiore di quelle dinamiche.

Il trascrizionismo è l’interpretazione della poesia come registrazione del tempo e attribuzione di senso alle fasi della vita, che altrimenti richiederebbero di rimanere irrelate. Il poeta si può raffigurare in un funambolo che oscilla, con la lampada della ragione, fra delirio e memoria. Il delirio consiste nella mancata distinzione fra passato e presente, fra fantasia e corporeità, che comporta una confusione fra tempo trascorso e tempo attuale.

La memoria apre al futuro, rischiara la luce coatta che consiste nella sensazione che tutte le possibilità siano perdute, che l’intero mondo appaia una nera totalità di tenebre, riapre un senso nel labirinto del dolore e ci permette di proseguire il nostro cammino. La poesia è trascrizione formalizzata della dinamica interiore fra una mente che opera nel presente ma ha elaborato esperienze trascorse.