Antonio Lotierzo - Versi

Pulcinella, Piazza Cavour, Amori con guardoni, Miele d’amplessi e Nce sanne fa le femmene (Ci sanno fare le femmine), sono cinque poesie di Antonio Lotierzo tratte dalla raccolta Golfo di sogni inquieto pubblicata nel 1999 da Loffredo editore di Napoli.

Secondo Nicola De Blasi le liriche contenute nella raccolta di Antonio Lotierzo sono caratterizzate da riflessioni esistenziali, da spazi e paesaggi, e da luoghi e ricordi privati. L’osservazioni dei luoghi oscilla tra gli spazi aperti lucani, montani e marini e le sofferte angustie claustrofobiche delle caotiche strade cittadine.
La predilezione per i toni scabri ed essenziali consente ad Antonio Lotierzo di sperimentare con originalità l’uso del dialetto, che, pur collegandosi strettamente a un’inclinazione memoriale, è tuttavia esente da un certo ipetrofico soggettivismo lirico che non di rado alberga presso i neo-dialettali della fine del Novecento.

 

PULCINELLA

Comici sberleffi, duri priapi e volpi
d’argute utopie e pianti sulla miseria.
Neri sensi d’un solatìo lenzuolo!

Ma se alla memoria amori e danze
salgono, sai della risposta
esplosiva che mia madre,
irata più che disperata,
rovesciò sul sindaco mio padre:

"Non sono una spara di Carnevale",
misero straccio di Befana
sospeso ai vicoli
ventosi del pietrisco vesuviano.

E quel di più, dimenticato a volte,
è il sacro sommerso, polverosa clessidra,
la laboriosità femminile
che in chiara amorosa la storia.

 

PIAZZA CAVOUR

Al fragore di vite smosse,
nel formicaio ebbro del traffico violento,
l’io debole inségue le fatiche del giorno,
tentando di sopravvivere.

Gli interni, ufficio o casa, oscillano
fragili a questa mareggiata della vita,
con disegni precisi che l’ordine consolida,
ancorando le persone all’abitudini delle cose.

 

AMORI CON GUARDONE

Dove il paesaggio si fa più brullo
s’inerpica sentiero fra le fragole
dei faggi, profumo delle capre irsute,
osservanti ebeti i nostri amori.

Lì un vecchio specchiava immobile
lo scorrere delle mani sul volto amato
e il biancore della carne inebriarsi
quasi di vino e di nero disamore.

Ai giovani ginestre irrorano i visi
pungenti sterpi minacciano i passi
più del dolore che incombe futuro

E urge nel petto un mare di miele
acceso sapore dei baci e tenerezze
scontrose, irrorate a luce del sangue.

 

MIELE D’AMPLESSI

Lo scavo nel tuo corpo flessuoso
è sincronia d’un lusso
calmo che il sudore del desiderio
porge ai vibranti amanti lucenti.

La tua bocca, dopo rifiuti astiosi, concedi
in unione e, implacabile, scorazza
serpentina a rinfocolare l’amore,
insieme alle frequenti mani possessive.

La girandola del tuo corpo flessuoso
sposta gli spazi dei congiungimenti
e inarcata vibri colpendomi a risacca
mentre frugo gli aperti fiori inumiditi
d’un piacere scontroso, a occhi chiusi.

La tua professionalità finisce col mio flaccido
e immielato turgore. M’accoccolo
al tuo madido seno e la tua carne
m’affoga, vertigine quieta
di sprofondamenti e lieti deliri.

 

NCE SANNE FA LE FEMMENE

Sule tanne aprìhe i kòsce
a gfiuvanuttìna attruttata,
ca u conquistatore
(ca pe dritte se tenìa)
ngi carche ìnda
e s’affucàhe ndo mastrille.

LE DONNE CI SANNO FARE

Solo allora aprì le gambe
la signorina istruita bene,
che il conquistatore
(che si riteneva furbo)
le cadde dentro
e s’affogò come il topo nella trappola